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Concerto d'Organo in Basilica a Sant'Angelo

Concerto d'Organo in Basilica a Sant'Angelo
Venerdì 29 Giugno 2018 alle ore 21.00 nella Basilica dei Santi Antonio Abate e Francesca Cabrini a Sant'Angelo Lodigiano, il Lions Club Sant'Angelo Lodigiano Madre Cabrini unitamente al Centro di Storiografa Musicale dell'Accademia Gerundia di Lodi presenta il nuovo volume “ORGANI STORICI DEL LODIGIANO”.

Percorso fra i monumenti organistici del territorio della Diocesi di Lodi di Mario Giuseppe Genesi.

Prefazione di Sua Ecc.Mons.Maurizio Malvestiti.

Patrocinio Regione Lombardia.

Il Maestro Mario Giuseppe Genesi allieterà la serata con un “Concerto d'Organo”.

Organi Storici del Lodigiano

Percorso tra i monumenti organisti del territorio dagli Scritti d' Organaria di Luigi Salamina.

Il poderoso volume consta di 720 pagine ed esordisce con le paludate presentazioni del Presidente della Regione Lombardia On.le Roberto Maroni, del Vescovo di Lodi Mons. Maurizio Malvestiti, del Direttore dell' Ufficio Diocesano per l' Arte Sacra e i Beni Culturali della Diocesi di Lodi Don Flaminio Fonte, del Presidente dell' Accademia Gerundia M° Pietro Farina, a cui segue la Premessa dello stesso Autore.
Il volume intende celebrare la decorrenza del 40° di fondazione della stessa Accademia Gerundia attiva da oltre un quarantennio entro il panorama culturale lodigiano, e trae le mosse da una serie di "Diari" manoscritti , a carattere artistico e musicale, stilati  da mons. Luigi Salamina (Casalpusterlengo,1885-Lodi, 1956), docente nel Seminario di Lodi, referente della Commissione diocesana per la Musica Sacra,già direttore di "Archivio Storico Lodigiano", organista ed esperto di organaria.
Oggetto dello studio sono gli strumenti musicali attualmente esistenti dentro le parrocchiali della provincia Lodigiana, ma anche in alcune delle località di confine fra la provincia di Lodi ed altre province. 
Lodi, Codogno, Casalpusterlengo, Lodivecchio, Castiglione D' Adda, San Fiorano...: se nei maggiori  centri del Lodigiano viene testimoniata e tramandata la presenza di numerosi strumenti  musicali, nei piccoli centri , nelle frazioni periferiche e nelle cappelle suffraganee, la rilevazione della loro presenza non è operazione di minore entità.
137 sono le località rilevate.
Spesso tali strumenti, vuoi per la loro antichità, che per il loro documentabile valore artistico, costituiscono degli autentici reperti storici di altissimo valore culturale e di grande significato per la storia del territorio di appartenenza.
Vi sono anche casi di strumenti storicamente segnalati, descritti ed asseriti dalle fonti epocali, ma di cui oggi si sono completamente perdute le tracce. 
Entro il contesto ed i contorni di questa ideale "macro-mappa" di rilevazione degli strumenti storici presenti sul territorio lodigiano, l' Autore incrocia ed incontra dati d'archivio anteriori e posteriori.
Ma è soprattutto il centripeto contributo dei nevralgici "Diari" di Monsignor Salamina, a contenere la preziosa serie di dati annotati da Mons. Salamina a seguito di circostanziati sopralluoghi ai singoli strumenti in questione  a ridosso del Secondo Conflitto Bellico, quasi a voler stendere la propria  "longa manus" protettrice sull' innumerevole ed immensa serie di strumenti musicali preziosissimi installati nelle parrocchie del Lodigiano.
I sopralluoghi di Mons. Salamina furono  ciclici ed atti a rilevare le caratteristiche , lo "status quo" conservativo, le eventuali mutazioni  subite loro malgrado nel corso dei secoli dai singoli strumenti, la verifica delle parti interne deteriorate al fine dell' effettuazione di urgenti restauri.
Rilevazioni, tracce, annotazioni, glosse, risalenti cronologicamente alla prima metà del Novecento, ma che a distanza di quasi un secolo dalla loro primitiva stesura, assumono oggi un valore storicamente documentario , in virtù del fatto che ciascuno strumento musicale ha dovuto subire lungo i decenni e nel tempo un'interminabile ed insospettabile serie di manipolazioni , trasformazioni "genetiche", sino a trasfigurarne ed a mutarne definitivamente l'identità originaria, riadattamenti ai gusti musicali predominanti  nelle varie epoche storiche, e talvolta, manomissioni radicali, incontrollate, capziose oppure indotte da "mode temporanee".
La sfida dell' Autore è quella di ritrovare e restituire l'identità storica originaria ad ognuno di questi strumenti utilizzando un linguaggio divulgativo, ma rigorosamente poggiante su mirate ricerche d'archivio .
Strumenti capaci di veicolare antichi codici sonori dall' intramontabile fascino, che hanno costituito per intere generazioni la più autentica ed ancestrale "tradizione musicale" , colonna sonora portante a partecipazione popolare della zona di definizione della ricerca.
Il volume costituisce, oltre ad un utile prontuario d'uso, un 'occasione per il rilevamento delle presenze  dei maggiori organari italiani attivi entro il territorio, nella maggior parte originari di altre province: i Lingiardi, i Serassi, gli Amati, i Bossi, i Prestinari, i Carcano, i Costamagna, i Cavalli, ecc. oltre ai validi e copiosi apporti degli organari cremaschi tra Otto e Novecento.
Ed entro un "percorso" che attraversa ben cinque secoli, l' Autore ritrova anche gli organari lodigiani, sia quelli costruttori che gli accordatori ed i restauratori, offrendo al lettore un viaggio diacronico alla ricerca dei reperti storici "propriamente musicali" che non in tutti i casi sono stati conservati.
Vengono censiti, infatti, anche casi di strumenti  confluiti ad altre destinazioni, oppure alienati o andati dispersi.
Anche le figure dei più rilevanti compositori legati alla storia di questi stessi strumenti, soprattutto dell' epoca barocca e moderna, viene qui ricostruita e focalizzata.
In taluni casi, all'interno di uno stesso edificio ecclesiastico, dal Seicento ad oggi hanno trovato collocazione lungo i secoli e vennero commissionati ed installati anche più organi, e non uno solo (come si sarebbe indotti empiricamente a ritenere).
Intento dell' Autore è di contestualizzare  ciascuno strumento entro l'epoca di appartenenza , sia come bene mobile che come manufatto artistico di pregio, che come strumento finalizzato all'uso propriamente liturgico.
Nella disamina documentaria i "Diari" (1920-1950) di Mons. Salamina costituiscono il punto di partenza che accerta- già un secolo fa- l'effettiva esistenza all'interno dei una specifica chiesa, di uno strumento. Ovviamente viene fornita la nota bibliografica delle fonti sia inedite che edite per ciascun organo.
Da tale fonte si è ampliato il "range" documentario  integrando i dati storici fornendo un' esegesi ed un' interpretazione delle fonti stesse. In alcuni casi l' Autore ha ritenuto di riportare estesamente le fonti in questione, in altri casi soltanto i passi maggiormente interessanti ai fini della ricerca.
Il risultato forma un "quadro d'assieme" su ben 232 strumenti, una sorta di "guida" territoriale ad un patrimonio artistico particolare che conferma la capillare e sistematica diffusione del genere degli organi a canne in tutte le chiese del territorio.
Non mancano casi di organi presenti all'interno di chiese scomparse , o di strumenti di cui veniva anticamente documentata l'esistenza fino ad un "terminus ad quem", ma di cui inseguito si sono completamente perse le tracce, risultando oggi completamente scomparsi.   
Il volume è corredato da un apparato fotografico illustrativo (composto da un centinaio di figure) che contribuiscono a restituire al suo insieme, aspetti fin'ora inesplorati ed inediti  del territorio lodigiano, della sua storia religiosa, civile ed artistica, personaggi e figure illustri che ebbero contatti con il sistema musicale entro il Lodigiano.

Foto di Copertina di Luigi Battaini


 

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